Quando mi sovvenne forte il desiderio di scrivere di Hybla (oggi Ragusa Ibla) avevo appena finito di leggere il libro di Mimi’ Arezzo: Ibla dei Miracoli.
Non che non avessi già letto in passato della mia bellissima terra, tuttavia, il libro di Mimi’, forse perchè scritto da un uomo che meglio di ogni altro storico ha saputo raccontare la storia della città, mi ha appassionato così tanto da sentire imperativo il bisogno di trasformare in musica e poesia ciò che l’autore del libro serbava nell’animo e trasmetteva al lettore con estrema semplicità: un forte sentimento di appartenenza alla propria terra con la voglia di carpirne tutti i segreti. Certo, per esigenze legate al mezzo scelto, la presente opera risulta di sicuro meno esaustiva di un testo letterario, sono tali e tanti gli eventi legati alla nostra storia che sarebbe stato impossibile riunirli in 52 minuti di musica, anche dividendo la storia in due atti (il primo che arriva fino al terribile terremoto, ed il secondo che, ispirazione permettendo, proseguirà nella storia fino ai giorni nostri). In conclusione grazie a Mimi’, che con la sua appassionata pubblicazione ha saputo scuotere il mio animo ragusano rendendolo consapevole della fortuna di essere nato qui, con la speranza che questo nostro lavoro possa contribuire a rendere partecipi gli animi dei nostri concittadini, come anche gli appassionati di musica del mondo intero, alla nostra gioia di essere e sentirsi iblei... siciliani. In chiusura mi preme lasciarvi con una citazione estratta dalla prefazione del libro di Mimi‘: [...] aggirandomi di sera per una qualunque stradina della città barocca, non potevo non udire brusio di mille voci e clamore di soldataglie, e l’eco di feste lontane, e lamenti d’infelici, e risate di bimbi; tutto questo è contenuto nel silenzio di centinaia d’anni delle stradine, degli androni ammuffiti, delle corti delle persiane sbarrate. Vi sono silenzi che sanno di pace, d’amore e di serenità; al contrario esistono silenzi che fanno rabbrividire di paura e angosciano l’anima; i silenzi di Ibla sono pieni di tutto il bene e tutto il male del mondo, sono gonfi di storia (non la storia degli Imperi o delle grandi svolte dell’Umanità, ma quella delle piccole grandi cose che formano la vita di un uomo)[...].

Nicola Randone

The first time I strongly felt that I could write about Hybla (today called Ragusa Ibla) was after the reading of Mimì Arezzo's book Ibla dei Miracoli.
Sure, before that I had read some other texts about my hometown, but Mimì's literary work - written with great passion and very precise from a historical point of view - gave me more. It motivated me to transform into music and poetry the author's thoughts and feelings that he had been able to transmit with such a masterful simpleness: the proudness of the own culture and the wish to grab all the secrets of the own land.
True: the specific properties of the medium I choosed don't allow to my work to be as comprehensive as a book. The events connected to our history are too many and it would be impossible to tell them all in 52 minutes of music - an attempt condemned to failure even if I divide the narration into two parts (the first from the beginnings to the great earthquake, and the second - if the inspiration will stay with me - from the great earthquake till nowadays). In conclusion, I must say thanks to Mimì, who through his book has given to me such respect for my Ragusan roots and such understanding for the luck I had in being born here. I hope that this work, spreading a message of gladness for being Hyblean - and Sicilian! - may enter the soul of my fellow citizens, as well as that of music lovers from all over the world.
As closing, let me just cite from the foreword of Mimì Arezzo's book:
[...] wandering in the evening on any little street of the baroque town I could not ignore the buzz of thousand voices all around, and the clamor of armies, and the echo of remote jamborees, and the moaning of the unfortunates, and children's laughters; all this is comprised in the hundred years long silence of the alleys, of the moldy doorways, of the countyards with their shut windows. Some silences give the idea of peace, love and calmness; but some others give shivers of fear and distress to the soul; the silences of Hybla are full with all the good and all the bad of this world, they are swollen with history (not the history of the Empires and of the great swerves of Mankind, but the history of the great little things in a man's life)[...].

Nicola Randone
nico@randone.com